Leggi suntuarie

Dal Duecento, coll’espandersi degli scambi commerciali e col diffondersi di nuove necessità, si aggiornano i simboli della ricchezza e sono sempre più numerosi coloro che possono sfoggiare abiti e ornamenti preziosi, col rischio di minare le barriere fra gruppi sociali e di entrare in contrasto con la moralità invocata dalla Chiesa.
Le leggi suntuarie, che non disciplinano solo l’uso di vesti e ornamenti ma regolamentano anche banchetti, nozze, battesimi e funerali, sono emanate proprio per contenere il lusso, limitando importazioni e spese, per difendere i tradizionali valori di austerità anche a scapito del nuovo mondo che si apre al commercio. Le autorità sono però sollecitate da una preoccupazione duplice e quasi antitetica: da un lato l’importanza della circolazione del denaro, dall’altro il timore di una contaminazione fra ceti differenti.
Dal Trecento si fanno strada due novità: i simboli del lusso vengono concessi a cavalieri, dottori, medici, giudici e alle loro donne e si consente inoltre di contravvenire alle norme pagando una multa, ottenendo così insieme lo scopo di rimpinguare le casse cittadine. Sofismi e cavilli hanno comunque sempre permesso ai fiorentini di ostentare l’opulenza raggiunta: “Fatta la legge, trovato l’inganno”.